Tom Jones, Libro 17 cap. 1
1 • Contiene una porzione di introduzione.
Uno scrittore comico che abbia portato i suoi personaggi principali al culmine della felicità, o uno scrittore tragico che li abbia buttati nel più profondo abisso dell’umana sventura, credono entrambi d’aver assolto al loro compito, e che l’opera loro sia giunta a una conclusione.
Se l’opera nostra fosse di carattere tragico, il lettore dovrebbe riconoscere che saremmo quasi arrivati a questo punto; perché difficilmente il diavolo o qualsiasi suo rappresentante sulla terra avrebbe potuto procurare al povero Jones sofferenze peggiori di quelle in cui l’abbiamo lasciato nell’ultimo capitolo. Quanto a Sofia, una donna di cuore non potrebbe augurare a una rivale angoscia maggiore della sua. Per completare la tragedia basterebbero un paio di assassinii e alcune sentenze morali! Assai più arduo sembra invece tirar fuori i nostri protagonisti dall’angoscia e dall’infelicità attuale per portarli sani e salvi sul lido della felicità; un compito così arduo che non lo tentiamo neanche. Per Sofia è più che probabile che in qualche modo si finirà col trovarle un buon marito: o Blifil o il nobiluomo o qualcun altro; ma le disgrazie capitate al povero Jones, grazie alla sua imprudenza, sono così gravi da ridurre un uomo se non proprio fellone nel vero senso della parola, almeno felo de se; è così privo d’amici e perseguitato da tanti nemici che quasi disperiamo di poterlo salvare; e se il nostro lettore ama assistere alle esecuzioni capitali, penso che non dovrebbe perdere tempo per procurarsi un posto in prima fila a Tyburn. Una cosa posso sinceramente promettere: e cioè che, nonostante il nostro affetto naturale per questo sciagurato, che abbiamo disgraziatamente scelto come nostro eroe, non faremo intervenire nessuno di quegli agenti sovrannaturali il cui uso ci è concesso purché ne usiamo soltanto in circostanze molto importanti. S’egli non trova quindi qualche mezzo naturale per salvarsi dai suoi guai, non faremo certo, per amor suo, violenza alla verità e alla dignità della storia; preferiremmo raccontare che è finito impiccato a Tyburn (come probabilmente accadrà) anziché mancare alla nostra integrità, o urtare la buona fede del lettore. In questo gli antichi avevano un grande vantaggio sui moderni. La loro mitologia, a cui allora la gente comune credeva assai più fermamente di quanto non creda oggi alla religione, permetteva sempre di salvare l’eroe prediletto. Le loro divinità erano sempre pronte, a portata di mano, agli ordini dello scrittore; e quanto più straordinaria era l’invenzione, tanto maggiori erano la sorpresa e la gioia del credulo lettore. Quegli scrittori potevano con la massima facilità portare un eroe da un paese all’altro, anzi da un mondo all’altro, e riportarlo indietro, con assai minori difficoltà di quelle d’un povero e limitato moderno che voglia liberarlo da una prigione. Uguale vantaggio avevano nei loro racconti gli arabi e i persiani, che ricorrevano ai geni e alle fate, in cui credevano come se fossero articoli di fede, sull’autorità dello stesso Corano. Noi non abbiamo invece simili aiuti. Dobbiamo accontentarci dei semplici mezzi naturali; vediamo quindi che cosa, con questi mezzi, si può fare per il povero Jones; anche se qualcuno mi sussurra all’orecchio ch’egli non conosce ancora il peggio e che una cosa ancor più terribile lo attende nelle pagine tuttora intonse del suo destino.

