versione di greco
Ciro il Giovane: un principe persiano dal pollice verde
Ὁ Κῦρος λέγεται Λυσάνδρῳ τὸν ἐν Σάρδεσι παράδεισον ἐπιδεικνύναι. Ἐπεὶ δὲ ἐθαύμαζεν ὁ Λύσανδρος ὡς καλὰ μὲν τὰ δένδρα εἴη, ὀρθοὶ δὲ οἱ στίχοι τῶν δένδρων, « Ἀλλ᾽ ἐγώ τοι » ἔφη « ὦ Κῦρε, πάντα μὲν ταῦτα θαυμάζω ἐπὶ τῷ κάλλει, πολὺ δὲ μᾶλλον ἄγαμαι τοῦ καταμετρήσαντός σοι καὶ διατάξαντος ἕκαστα τούτων. »
Ὁ δὲ Κῦρος ἀκούσας δὲ ταῦτα « Ταῦτα τοίνυν » ἔφη « ὦ Λύσανδρε, ἐγὼ πάντα καὶ διεμέτρησα καὶ διέταξα. » Καὶ ὁ Λύσανδρος, ἀποβλέψας εἰς αὐτὸν « Τί λέγεις » ἔφη « ὦ Κῦρε; Ἦ γὰρ σὺ ταῖς σαῖς χερσὶ τούτων τι ἐφύτευσας; » Καὶ ὁ Κῦρος· « Ὄμνυμί σοι τὸν Μίθρην, μηπώποτε δειπνῆσαι πρὶν ἱδρῶσαι, ἢ τῶν πολεμικῶν τι ἢ τῶν γεωργικῶν ἔργων μελετῶν».
λέγεται: di che tipo di costruzione si tratta?…………………………………………………………………
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τὸν ἐν Σάρδεσι παράδεισον: in quale forma può anche essere espressa questa posizione? ……………
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εἴη: come giustifichi la presenza di questo modo?………………………………………………………
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καταμετρήσαντός: che valore ha? …………………………………………………………………………
ἀποβλέψας: analizza questa forma verbale: ……………………………………………………………
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χερσὶ: scrivi il lemma:……………………………………………………………………………………………
ἱδρῶσαι: di che modo e tempo si tratta? ………………………………………………………………………
τῶν πολεμικῶν… τῶν γεωργικῶν ἔργων: Che funzione logica hanno? A quale termine sono legati?
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Giovenale
Satura quidem tota nostra est, in qua primus insignem laudem adeptus Lucilius quosdam ita deditos sibi adhuc habet amatores ut eum non eiusdem modo operis auctoribus sed omnibus poetis praeferre non dubitent. Ego quantum ab illis, tantum ab Horatio dissentio, qui Lucilium “fluere lutulentum” et esse aliquid quod tollere possis putat. Nam et eruditio in eo mira et libertas atque inde acerbitas et abunde salis. Multum est tersior ac purus magis Horatius et, nisi labor eius amore, praecipuus. Multum et verae gloriae quamvis uno libro Persius meruit. Sunt clari hodieque et qui olim nominabuntur. Alterum illud etiam prius saturae genus, sed non sola carminum varietate mixtum condidit Terentius Varro, vir Romanorum eruditissimus.
Versione di Plutarco
Καὶ μὴ μόνον ἐκεῖνο τὸ θρυλούμενον ἀκηκοὼς ἔστω
Καὶ μὴ μόνον ἐκεῖνο τὸ θρυλούμενον ἀκηκοὼς ἔστω, ζῳγραφίαν μὲν εἶναι φθεγγομένην τὴν ποίησιν, ποίησιν δὲ σιγῶσαν τὴν ζῳγραφίαν, ἀλλὰ πρὸς τούτῳ διδάσκωμεν αὐτὸν ὅτι γεγραμμένην σαύραν ἢ πίθηκον ἢ Θερσίτου πρόσωπον ἰδόντες ἡδόμεθα καὶ θαυμάζομεν οὐχ ὡς καλὸν ἀλλ’ ὡς ὅμοιον.
E non solo apprenda bene quel detto comune secondo cui la poesia è pittura parlante e la pittura poesia silente, ma insegnamogli inoltre che se vediamo una lucertola o una scimmia o una faccia di Tersite dipinti proviamo piacere e ammirazione non perché sia qualcosa di bello ma per la sua somiglianza.
ἀκηκοὼς ἔστω è una forma perifrastica di imperativo perfetto attivo (=ἀκηκοέτω) con sfumatura stativa (“abbia udito” cioè “conosca”): il soggetto è il giovane.
L’infinitiva che segue (ζῳγραφίαν μὲν εἶναι φθεγγομένην τὴν ποίησιν, ποίησιν δὲ σιγῶσαν τὴν ζῳγραφίαν: attenzione, i soggetti sono quelli preceduti dall’articolo!) ha valore epesegetico rispetto a ἐκεῖνο τὸ θρυλούμενον, cioè l’oggetto di ἀκηκοὼς ἔστω
οὐσίᾳ μὲν γὰρ οὐ δύναται καλὸν γενέσθαι τὸ αἰσχρόν· ἡ δὲ μίμησις, ἄν τε περὶ φαῦλον ἄν τε περὶ χρηστὸν ἐφίκηται τῆς ὁμοιότητος, ἐπαινεῖται.
Di per sé ciò che è brutto non può diventare bello; ma l’imitazione è oggetto di lode se ha raggiunto la somiglianza nei difetti o nei pregi.
οὐσίᾳ=nella sua essenza
γενέσθαι= infinito aoristo che esprime l’azione come puntuale (non come passata)
ἄν = ἐάν: introduce una protasi del II tipo (eventualità) con il congiuntivo. Essendoci un congiuntivo aoristo (ἐφίκηται, da ἐφικνέομαι), quest’ultimo può anche essere reso in italiano in relazione di anteriorità (ma si può benissimo tradurre “se raggiunge”)
τῆς ὁμοιότητος genitivo retto dal verbo
καὶ τοὐναντίον ἂν αἰσχροῦ σώματος εἰκόνα καλὴν παράσχῃ, τὸ πρέπον καὶ τὸ εἰκὸς οὐκ ἀπέδωκεν.
Ma al contrario se presenta un’immagine bella di un corpo brutto , essa non ne ha riprodotto la corrispondenza e la somiglianza.
καὶ τοὐναντίον: accusativo avverbiale con crasi
παράσχῃ: congiuntivo aoristo da παρέχω: il soggetto è sempre ἡ μίμησις
τὸ πρέπον καὶ τὸ εἰκὸς: participi sostantivati, rispettivamente presente e perfetto attivo.
ἀπέδωκεν: aoristo
γράφουσι δὲ καὶ πράξεις ἀτόπους ἔνιοι, καθάπερ Τιμόμαχος τὴν Μηδείας τεκνοκτονίαν καὶ Θέων τὴν Ὀρέστου μητροκτονίαν καὶ Παρράσιος τὴν Ὀδυσσέως προσποίητον μανίαν καὶ Χαιρεφάνης ἀκολάστους ὁμιλίας γυναικῶν πρὸς ἄνδρας.
Alcuni raffigurano anche azioni mostruose, come Timomaco l’uccisione dei figli da parte di Medea, Teone il matricidio da parte di Oreste, Parrasio la pazzia simulata di Odisseo e Cherefane incontri osceni di uomini e donne.
Versione di Seneca corretta
Quid de rerum natura querimur? Illa se benigne gessit: vita, si uti scias, longa est.
Perché ci lamentiamo della natura? Essa si è comportata bene: la vita, se la sai usare, è lunga.
Scias è congiuntivo eventuale (si può tradurre all’indicativo)
At alium insatiabilis tenet avaritia, alium in supervacuis laboribus operosa sedulitas; alius vino madet, alius inertiā torpet; alium defatigat ex alienis iudiciis suspensa semper ambitio, alium mercandi praeceps cupiditas circa omnis terras, omnia maria spe lucri ducit; quosdam torquet cupido militiae, numquam non aut alienis periculis intentos aut suis anxios; sunt quos ingratus superiorum cultus voluntariā servitute consumat; multos aut adfectatio alienae fortunae aut suae querella detinuit; plerosque nihil certum sequentis vaga et inconstans et sibi displicens levitas per nova consilia iactavit; quibusdam nihil quo cursum derigant placet, sed marcentis oscitantisque fata deprendunt, adeo ut quod apud maximum poetarum more oraculi dictum est verum esse non dubitem: “exigua pars est vitae qua vivimus.”
Ma uno è prigioniero di una avidità insaziabile, l’altro di un operoso zelo rivolto a fatiche inutili; un altro si ingozza di vino, un altro languisce nell’inerzia; un altro è stremato da un’ambizione sempre vincolata ai giudizi altrui, un altro è trascinato per tutte le terre e i mari da un desiderio sfrenato di commercio, nella speranza di trarne guadagno; alcuni sono tormentati dalla brama di far guerra, incessantemente tesi a mettere in pericolo gli altri o in ansia per il proprio; non manca chi è assoggettato in volontaria schiavitù da una cortigianeria verso i superiori non corrisposta: molti sono vittima dell’aspirazione alle fortune altrui o dell’insoddisfazione per le proprie; moltissimi, lungi dal perseguire qualcosa di certo, sono sospinti da una vaga, incostante ed insoddisfatta irrequietezza attraverso propositi sempre mutevoli; alcuni non trovano soddisfacente alcun obiettivo verso cui dirigersi, ma il loro destino si compie mentre poltriscono e sbadigliano, tanto che non ho alcun dubbio che quel che dice in tono oracolare il più grande dei poeti sia vero: “È breve la parte della vita in cui viviamo”.
Nella traduzione per rispettare la posizione incipitaria (iniziale) dei pronomi ho volto le frasi al passivo o usato formulazioni che li impiegassero come soggetto anziché come oggetto. Ho anche tradotto il gerundio mercandi con un sostantivo, mentre ho preferito un infinito sostantivato per tradurre lucri.
Sunt quos: sunt è predicato verbale e ha come soggetto sottinteso ii.
nihil certum sequentis (=-es): lett.“che non seguono nulla di certo”
quibusdam nihil quo cursum derigant placet: lett. “ad alcuni non piace niente verso cui dirigano il corso”
marcentis oscitantisque (=-es): concordati con un eos sottinteso.
Ceterum quidem omne spatium non vita sed tempus est.
Del resto il resto dello spazio non è vita, ma tempo.
Cioè il tempo non percepito non è vita, ma una realtà puramente esterna, oggettiva.
Urgent et circumstant vitia undique nec resurgere aut in dispectum veri attollere oculos sinunt, sed mersos et in cupiditatem infixos premunt.
Stringono e assediano da ogni parte i vizi e non permettono di rialzarsi né di levare gli occhi alla contemplazione del vero ma opprimono mentre si è immersi e imprigionati nel piacere.
Mersos e infixos sono riferiti a persone generiche.