imperfetto + presente -aoristo cappatico
Confronto fra l’aoristo III attivo di σβέννυμι e gli aoristi passivi
Ciro il giovane prepara i suoi alla battaglia (da Senofonte)
Ciro il giovane, fratello del re persiano Artaserse, desiderando spodestarlo, radunò un esercito che includeva numerosi mercenari greci, fra cui l’ateniese Senofonte, ma perse la vita nella battaglia di Cunassa (399).
Κῦρος ἐξέτασιν ποιεῖται τῶν Ἑλλήνων καὶ τῶν βαρβάρων ἐν τῷ πεδίῳ περὶ μέσας νύκτας: ἐδόκει γὰρ εἰς τὴν ἐπιοῦσαν ἕω ἥξειν τὸν βασιλέα σὺν τῷ στρατεύματι μαχούμενον. Μετὰ δὲ τὴν ἐξέτασιν ἅμα τῇ ἐπιούσῃ ἡμέρᾳ Κῦρος δὲ τοὺς στρατηγοὺς τῶν Ἑλλήνων παρῄνει θαρρύνων τοιάδε· “Ὦ ἄνδρες Ἕλληνες, οὐκ ἀνθρώπων ἀπορῶν βαρβάρων συμμάχους ὑμᾶς ἄγω, ἀλλὰ νομίζων ἀμείνονας καὶ κρείττους πολλῶν βαρβάρων ὑμᾶς εἶναι. Δεῖ δὲ ὑμᾶς ἐπίστασθαι ὅτι οἱ πολέμιοι κραυγῇ πολλῇ μάχην συνάψονται. Ἂν δὲ πρὸς ταῦτα καρτερῆτε, νικήσετε. Μετὰ δὲ τήν μάχην, ἐγὼ ὑμῶν τὸν μὲν οἴκαδε βουλόμενον ἀπιέναι ποιήσω ἀπέρχεσθαι, ϕροντιῶ δὲ ὅπως πολλοὶ ἕψονται ἐμοί.”
Ciro compì la rassegna dei Greci e dei barbari nella piana verso mezzanotte; riteneva infatti che il giorno seguente sarebbe giunto il re con l’esercito per combattere. Dopo la rassegna sul far dell’alba Ciro esortò i soldati greci incoraggiandoli con tali parole: “O guerrieri greci, vi conduco come alleati non perché abbia carenza di uomini persiani, ma poiché ritengo che siate migliori e più forti di molti barbari. Bisogna che sappiate che i nemici con grande clamore attaccheranno battaglia. Se rimarrete saldi di fronte a quest’assalto, vincerete. Dopo la battaglia chi di voi vuole tornare a casa lo farò partire, ma farò in modo che molti mi seguano”.
μαχούμενον: svolgi l’analisi morfologica part. fut. acc. sing. maschile di μάχομαι
νύκτας : scrivi il lemma (nom + gen + art.) νύξ, νυκτός, ἡ
ἀμείνονας… κρείττους: che differenze di significato presentano? Nel primo caso il comparativo indica abilità, nel secondo forza fisica.
Ἂν: che cosa introduce, qui? Una protasi di periodo ipotetico di II tipo (= ἑάν, ἤν)
βουλόμενον: che funzione ha questo participio? Da cosa lo capisci? Sostantivato: infatti è preceduto dall’articolo e non è concordato con un sostantivo.
ϕροντιῶ: che cos’è, precisamente? Indicativo futuro attico I persona sing. attiva di ϕροντίζω
ἀπέρχεσθαι: scrivi la corrispondente forma di futuro: ἀπελεύσεσθαι
ταύτην τοίνυν παρ’ ἐμοὶ μεμενηκυῖαν εὑρήσεθ’ (=εὑρήσετε con caduta della vocale finale e l’aspirazione causata dallo spirito aspro della parola seguente) ἁπλῶς.
Troverete che questa (la devozione verso la città) è rimasta in me in modo limpido.
Da notare l’uso del participio perfetto attivo con funzione di predicativo dell’oggetto, che indica stabilità, permanenza.
ὁρᾶτε δέ.
Guardate.
Imperativo piuttosto che indicativo.
οὐκ ἐξαιτούμενος, οὐκ εἰς Ἀμφικτύονας δίκας ἐπαγόντων, οὐκ ἀπειλούντων, οὐκ ἐπαγγελλομένων, οὐχὶ τοὺς καταράτους τούτους ὥσπερ θηρία μοι προσβαλλόντων, οὐδαμῶς ἐγὼ προδέδωκα τὴν εἰς ὑμᾶς εὔνοιαν.
Non quando si richiedeva la mia consegna (lett. quando ero richiesto: la diatesi qui è passiva), né quando mi accusavano davanti agli Anfizioni, né quando mi minacciavano, né quando mi facevano promesse (la diatesi qui è media), né quando aizzavano contro di me questi maledetti come belve, non ho mai tradito la devozione nei vostri confronti.
Da notare la variatio: prima un participio congiunto concordato con il soggetto, poi una serie di genitivi assoluti il cui soggetto (gli avversari di Demostene) è sottinteso: si tratta di una serie di temporali implicite la cui funzione retorica è pari a quella di una serie di concessive (= anche se mi perseguitavano in tutti i modi) che ritardano l’affermazione conclusiva su cui gravita l’intero periodo: Demostene ha sempre guardato al bene della città (da notare l’uso del perfetto anche in questo caso per esprimere la stabilità inalterata).
τὸ γὰρ ἐξ ἀρχῆς εὐθὺς ὀρθὴν καὶ δικαίαν τὴν ὁδὸν τῆς πολιτείας εἱλόμην, τὰς τιμάς, τὰς δυναστείας, τὰς εὐδοξίας τὰς τῆς πατρίδος θεραπεύειν, ταύτας αὔξειν, μετὰ τούτων εἶναι.
Fin da principio infatti ho immediatamente scelto quella che era (ho aggiunto questa perifrasi per evidenziare il valore predicativo di ὀρθὴν καὶ δικαίαν) la via retta e giusta della politica (qui πολιτεία non indica costituzione né insieme di cittadini, ma indirizzo politico): custodire, accrescere e sostenere l’onore, la potenza e la gloria della patria (lett. custodire gli onori, i poteri e le glorie della patria, accrescerli ed essere con essi)
Qui l’articolo iniziale non è legato a nessun aggettivo o sostantivo e nemmeno ha funzione di sostantivare i tre infiniti successivi (c’è infatti in mezzo il verbo reggente εἱλόμην ad escluderlo), ma è legato con funzioni avverbiale a ἐξ ἀρχῆς e, in pratica, non è da tradurre. I tre infiniti hanno una funzione epesegetica (=esplicativa) rispetto a τὴν ὁδὸν.
οὐκ ἐπὶ μὲν τοῖς ἑτέρων εὐτυχήμασι φαιδρὸς ἐγὼ καὶ γεγηθὼς κατὰ τὴν ἀγορὰν περιέρχομαι, τὴν δεξιὰν προτείνων καὶ εὐαγγελιζόμενος τούτοις οὓς ἂν ἐκεῖσ’ ἀπαγγελεῖν οἴωμαι.
Non mi aggiro per la piazza giulivo e contento per i successi degli altri, tenendo la destra e dando la buona notizia a tutti coloro (“tutti” non è nel testo, ma serve per corrispondere al senso eventuale della relativa) che credo lo riferiranno là (oppure: “a chiunque presumo lo divulgherà…”).
φαιδρὸς ἐγὼ καὶ γεγηθὼς, aggettivo e participio perfetto con valore aggettivale, sono complementi predicativi del soggetto. La relativa ha valore eventuale: Demostene non si assimila ai doppiogiochisti (cioè gli ateniesi filomacedoni) che vanno a comunicare i successi dei nemici di Atene (cioè dei Macedoni), come se fosse una buona notizia, a chiunque essi ritengano pronti a riferirlo là, cioè ai Macedoni stessi. La presenza dell’infinito futuro ἀπαγγελεῖν influisce sul senso del verbo reggente οἴωμαι, che indica una speranza, una previsione. Da notare che οὓς introduce la relativa che ha come verbo οἴωμαι, ma a livello sintattico è soggetto dell’infinitiva che da esso dipende.
Un padre scriveva a suo figlio: «Non ricercare ciò che disprezzi. Sii imitatore di coloro di cui ammiri la fama e la gloria, per ottenere la medesima fama: è infatti stolto chi, pur ammirando gli uomini onesti, compie azioni degne di biasimo.
In tutto ciò che fai non aspirare al guadagno: considera infatti (che è) sciocco il proverbio (lett. “questo proverbio”): “finché abbiamo ricchezze abbiamo amici”. Infatti gli uomini virtuosi non valutano le ricchezze, ma i costumi e l’animo di coloro di cui ricercano l’amicizia.
Cerca di portare a compimento le opere (lett- impegnati per il compimento delle opere) che vuoi realizzare. Non andare dietro alle vane speranze, per non essere indegno dell’onore di cui i tuoi antenati si mostravano degni ».
ἵνα…ἔχοις
Ha valore prolettico, introducendo il seguente proverbio
Μή, ὡς μή, ὅπως μή
οἱ πρόγονοί σου, σοῦ οἱ πρόγονοι
6 αὑτοὺς: A che cosa corrisponde?
Forma contratta di ἑαυτούς riflessivo
Σπεῦδε εἰς τέλος ὧν πράξεων πορσύνειν θέλεις= τῶν πράξεων ἃς
Analizza e volgi dal futuro al presente o viceversa queste forme verbali: ἐσθίοιεν; τρέϕειν; γελάσῃ; πίεσθαι; παραβαίνουσι; ἀποπίπτοντες; ἐϕἠσουσι; ἐκδώσει; πείσεσθαι; περιπλεῖσθαι; στέλλονται; ἐχόντων; θνῄσκομεν; δείξουσι; ϕερούσῃ; μολεῖσθαι; ἐλαύνοις; ἐψομένων; ἐθιοίη; καίουσιν; κεράννυς; καλοῦνται; ἐπιϕανοίεν; τρέϕειν; τυγχάνετε; ἀπόλλυνται; ἀπολαμβάνεις; ἔξεστι; μάχῃ.
Analizza e volgi dall’attivo al medio o viceversa queste forme verbali: ὀμνύοιτο; μνήσουσι; ἐπιδιδῷ; ἀνιεῖο; τρέψονται; παρίστη; ζηλοῦ; εἴλκοντο; ἐξέτρεπον
Analizza e volgi dal singolare al plurale o viceversa queste forme verbali: παρετίθει; ἐνίστασθε; ἐπίασι; ἠδύνασθε; εἰσίῃ; γελάτωσαν; ἐροῖμεν
Traduci queste frasi: Οἱ Ἀθηναῖοι ἀνδρείως ἐμάχοντο ώς ἀμυνοῦντες τῇ πατρίδι.
Πάντες οἱ ἄρχοντες ὤμνυσαν τὸν Δία ὡς δικαιότατα ϕυλάξειν τοὺς νόμους.
Ὁ στρατηγὸς πρὸ τῆς μάχης ἐπῄνει τοὺς στρατιώτας τοὺς ἐν χερσὶ θανουμένους.
Ὁ Ἀλέξανδρος ἔμελλε διατάξειν τὸ στράτευμα.
Πάντες οἱ ἄνθρωποι σπουδάζουσιν ὅπως μὴ ἐνδεεῖς γενήσονται.
Οἱ Θηβαῖοι τοῖς αἰχμαλώτοις ἔλεγον ὅτι ἀυτοὺς δουλώσοιεν.
Ἢν τοὺς σεαυτοῦ ϕίλους εὐεργετῇς, οὐδεὶς δυνήσεται σε ψέγειν.
Gli Ateniesi di un tempo hanno sempre privilegiato l’interesse comune
Demostene, per convincere gli Ateniesi a prendere le armi contro Filippo, a costo di sacrificare alla guerra il proprio benessere economico, ricorda la rigorosa sobrietà tenuta in privato dagli antichi ateniesi.
Pre-testo: Per quanto riguarda i rapporti con la Grecia i nostri avi erano così come li abbiamo descritti; ma osservate come si comportavano nell’ambito delle relazioni interne, ad Atene stessa sia nella vita pubblica, sia nella vita privata.
Δημοσίᾳ μὲν τοίνυν οἰκοδομήματα καὶ κάλλη τοιαῦτα καὶ τοσαῦτα κατεσκεύασαν ἡμῖν ἱερῶν καὶ τῶν ἐν τούτοις ἀναθημάτων, ὥστε μηδενὶ τῶν ἐπιγιγνομένων ὑπερβολὴν λελεῖφθαι· ἰδίᾳ δ’ οὕτω σώφρονες ἦσαν καὶ σφόδρ’ ἐν τῷ τῆς πολιτείας ἤθει μένοντες, ὥστε τὴν Μιλτιάδου καὶ τῶν τότε λαμπρῶν οἰκίαν εἴ τις ἄρ’ οἶδεν ὑμῶν ὁποία ποτ’ ἐστίν, ὁρᾷ τῆς τοῦ γείτονος οὐδὲν σεμνοτέραν οὖσαν· οὐ γὰρ εἰς περιουσίαν ἐπράττετ’ αὐτοῖς τὰ τῆς πόλεως, ἀλλὰ τὸ κοινὸν αὔξειν ἕκαστος ᾤετο δεῖν. Ἐκ δὲ τοῦ τὰ μὲν Ἑλληνικὰ πιστῶς, τὰ δὲ πρὸς τοὺς θεοὺς εὐσεβῶς, τὰ δ’ ἐν αὑτοῖς1 ἴσως διοικεῖν, μεγάλην εἰκότως ἐκτήσαντ’ εὐδαιμονίαν.
Pubblicamente dunque ci hanno lasciato edifici, santuari con simulacri al loro interno di tale e tanta bellezza (lett. e tali e tanti splendori di templi e di simulacri al loro interno) da non permettere a nessuno delle generazioni successive di superarli; ma in privato erano così morigerati e rispettosi delle tradizioni della città che se uno di voi conosce qual è la casa di Milziade, come quelle degli uomini illustri suoi contemporanei, non la vede essere in alcun modo più sontuosa di quella del vicino; non trattavano infatti gli affari della città per il proprio tornaconto ma ciascuno riteneva di dover fare prosperare la comunità. Nell’amministrare le questioni greche con lealtà, il culto degli dei con religiosità e i rapporti interpersonali con equità si procurarono giustamente un grande benessere.
Post-testo: Allora, ai tempi dei nostri avi, i cui capi erano come li ho descritti, la situazione stava in questi termini; ora, sotto il governo dei galantuomini dei giorni nostri, come ci vanno le cose?
1 Qui ha valore reciproco (= ἀλλήλοις)
Commento:
Nel testo gli articoli non si riferiscono solo a sostantivi, ma hanno anche la funzione di sostantivare aggettivi, complementi e forme verbali: individua, precisandoli, alcuni di questi casi.
Articolo + aggettivo
τῶν τότε λαμπρῶν; τὸ κοινὸν: τὰ μὲν Ἑλληνικὰ
Articolo + complemento
τὰ τῆς πόλεως; τὰ δὲ πρὸς τοὺς θεοὺς ; τὰ δ’ ἐν αὑτοῖς
Articolo + forma verbale
τῶν ἐπιγιγνομένων ; Ἐκ δὲ τοῦ … διοικεῖν.
Cerca di evidenziare le opposizioni su cui si fonda il testo, facendo riferimento all’importanza di questi concetti nella cultura e letteratura politica greca.
Il testo sviluppa la distinzione tradizionale fra sfera pubblica (δημόσιον) e sfera privata (ἵδιον) sottolineando come gli antichi privilegiassero sempre la prima, di cui dà prova evidente il contrasto fra la sontuosità degli edifici pubblici, religiosi in particolare, e la frugale sobrietà delle dimore private. Alla base di ciò v’è il principio di un agire politico non finalizzato al guadagno individuale (εἰς περιουσίαν) ma al progresso comune (τὸ κοινὸν αὔξειν).
1.Scribere de clementia, Nero Caesar, institui, ut quodam modo speculi uice fungerer et te tibi ostenderem peruenturum ad uoluptatem maximam omnium. Quamuis enim recte factorum uerus fructus sit fecisse nec ullum uirtutum pretium dignum illis extra ipsas sit, iuuat inspicere et circumire bonam conscientiam, tum inmittere oculos in hanc inmensam multitudinem discordem, seditiosam, inpotentem,in perniciem alienam suamque pariter exultaturam, si hoc iugum fregerit, et ita loqui secum: 2. Egone ex omnibus mortalibus placui electusque sum, qui in terris deorum uice fungerer? Ego uitae necisque gentibus arbiter; qualem quisque sortem statumque habeat, in mea manu positum est; quid cuique mortalium fortuna datum uelit, meo ore pronuntiat; ex nostro responso laetitiae causas populi urbesque concipiunt; nulla pars usquam nisi uolente propitioque, me floret; haec tot milia gladiorum, quae Pax mea conprimit, ad nutum meum stringentur; quas nationes funditus excidi, quas transportari, quibus libertatem dari, quibus eripi, quos reges mancipia fieri quorumque capiti regium circumdari decus oporteat, quae ruant urbes, quae, oriantur, mea iuris dictio est. 3. In hac tanta facultate rerum non ira me ad iniqua supplicia conpulit, non iuuenilis impetus, non temeritas hominum et contumacia, quae saepe tranquillissimis quoque pectoribus patientiam extorsit, non ipsa ostentandae per terrores potentiae dira, sed frequens magnis imperiis gloria. Conditum, immo constrictum aput me ferrum est, summa parsimonia etiam uilissimi sanguinis; nemo non, cui alia desunt, hominis nomine aput me gratiosus est. 4. Seueritatem abditam, at clementiam in procinctu habeo; sic me custodio, tamquam Legibus, quas ex situ ac tenebris in lucem euocaui, rationem redditurus sim. Alterius aetate prima motus sum, alterius ultima; alium dignitati donaui, alium humilitati; quotiens nullam inueneram misericordiae causam, mihi peperci. Hodie diis inmortalibus, si a me rationem repetant, adnumerare, genus humanum paratus sum.