Versione da Plutarco

Ἀλλ’ ὥσπερ οἱ μουσικοὶ τὴν θίξιν ἀξιοῦσι τῶν χορδῶν ἠθικὴν καταφαίνεσθαι μὴ κρουστικήν, οὕτω τῷ λόγῳ τοῦ πολιτευομένου καὶ συμβουλεύοντος καὶ ἄρχοντος ἐπιφαινέσθω μὴ δεινότης μηδὲ πανουργία, μηδ’ εἰς ἔπαινον αὐτοῦ τιθέσθω τὸ ἑκτικῶς ἢ τεχνικῶς ἢ διαιρετικῶς, ἀλλ’ ἤθους ἀπλάστου καὶ φρονήματος ἀληθινοῦ καὶ παρρησίας πατρικῆς καὶ προνοίας καὶ συνέσεως κηδομένης ὁ λόγος ἔστω μεστός, ἐπὶ τῷ καλῷ τὸ κεχαρισμένον ἔχων καὶ ἀγωγὸν ἔκ τε σεμνῶν ὀνομάτων καὶ νοημάτων ἰδίων καὶ πιθανῶν.

Ma come i musicisti mirano a che il tocco delle corde suoni espressivo, non percussivo, così nel discorso dell’uomo politico e del consigliere e del governatore non deve brillare l’abilità e la scaltrezza, né si deve attribuire a suo merito il fatto di parlare scioltamente o artificiosamente o distintamente, ma il discorso deve essere pieno di un carattere schietto, di un pensiero vero e di una franchezza tradizionale, di preveggenza e di una intelligenza pensosa, alla bellezza unendo il carattere grazioso e stimolante che deriva da parole elevate e da pensieri personali e convincenti.

Δέχεται δ’ ὁ πολιτικὸς λόγος δικανικοῦ μᾶλλον καὶ γνωμολογίας καὶ ἱστορίας καὶ μύθους καὶ μεταφοράς, αἷς μάλιστα κινοῦσιν οἱ χρώμενοι μετρίως καὶ κατὰ καιρόν.

Un discorso di carattere politico accoglie più di quello giudiziario massime, storie, racconti e metafore; chi li usa è capace di commuovere con misura e secondo opportunità.

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